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Athos Enrile: Recensione + intervista
lunedì 22 aprile 2013
Ogni tanto sento le voci ” è l’album di esordio dei Progetto Luna, un quintetto che, a quattro anni dalla sua costituzione, fissa il primo paletto, cinquanta minuti di musica suddivisa su  di 11 tracce.
Un disco tematico attraverso il quale emerge un mondo che può essere preso come simbolo, una visione originale - ma è probabile che sia la peculiarità di chi può unire la giovane età alla capacità di trovare un modo tangibile di esprimersi - che assomiglia tanto ad una fotografia presa dall’esterno, scattata da chi occupa un posto di osservazione privilegiato, che permette di sentenziare con un certo distacco e oggettività.
Sono passati molti anni da quel luglio del ’69, quando i nostri schermi in bianco e nero ci mostrarono uno spaccato di vita lunare su cui tanto fantasticammo. Chissà se la band torinese ha avuto modo di osservare, ovviamente a posteriori, quegli attimi di pura emozione, di incontro con l’ignoto, di speranza/paura di veder materializzate le storie che aleggiavano nell’aria! In ogni caso ciò che propongono è una sorta di rovesciamento della prospettiva, una visione del mondo terreno che arriva da un altro pianeta, una Luna oggetto di tante songs - e di dischi importanti - che diventa il luogo da cui ci si può raccontare, in una sorta di sdoppiamento che porta a descrivere azioni proprie registrate da un’altra angolazione.
Il know how e le esperienze dei singoli componenti permettono la creazione di una miscela pop rock che raccoglie influenze importanti e le elabora, arrivando a proporre un genere che non rientra nei canoni tradizionali, anche se la base rock è quella che più si afferma.
La parte psichedelica è quella che dovrebbe maggiormente emergere in fase live, dove Progetto Luna realizza un vero disegno multimediale che, almeno sulla carta, appare coinvolgente e vincente.
A riprova dell’impatto positivo dell’album, da sottolineare che alcune tracce sono state utilizzate nella web fiction G&T, e credo che questo possa essere grande elemento di soddisfazione e il segnale di un valore musicale assoluto.
L’intervista a seguire  - unitamente ad un video musicale - potrà fornire ulteriori indicazioni.




L’INTERVISTA

Partiamo dalle vostre influenze/esperienze: come nasce il vostro amore per la musica?

Bella domanda! Personalmente ricordo di amare la musica da sempre, non so dire quando tutto questo è iniziato, ma il ricordo dell'infanzia applicata alla musica  è  una sensazione molto più sessuale che concettuale. Il calcio e gli amici non esistevano, c'era solo la musica e tutto ciò che ne faceva parte era ed è onirico e affascinante come niente al mondo.

Potete indicare un artista/band che vi ha influenzato particolarmente e che vi mette tutti d’accordo?

Mah, in realtà dal punto di vista compositivo direi che i Pink Floyd, Genesis, Bluvertigo, ecc. rispecchiano parecchie visioni del  nostro modo di “scrivere”, ma in realtà le ispirazioni reali, soprattutto per i testi, sono esperienze di vita vissuta. E' un po' come raccontare storie in terza persona con la propria conoscenza armonica. In realtà non abbiamo la presunzione di creare canzoni, vogliamo solo descrivere quello che “ogni tanto” sentiamo nel nostro cuore e nella nostra mente, attraverso episodi di vita quotidiani, e  raccontarlo attraverso i suoni e le parole.

Quali sono i messaggi che volete sottolineare nell’album d’esordio “Ogni tanto sento le voci”?

I messaggi sono molteplici, ci sono vari argomenti, varie sfaccettature, ma un filo logico accomuna il disco. La modalità di scrivere è volutamente schematica, quasi meccanica, proprio per rispecchiare la sensazioni di ricordi e percezioni  che abbiamo di un mondo parallelo di nostra invenzione… forse quando suoniamo ci piace descrivere come vediamo le cose noi piuttosto di come le vedono gli altri.

Lo si può in qualche modo considerare un album concettuale?

Ovviamente si.

Le etichette non sono mai simpatiche, ma volendo anticipare e descrivere a parole la proposta a chi non vi conosce, come potreste definire la vostra musica?

L'ascolto e' il modo migliore per capire il messaggio di un'artista, ma quante persone hanno voglia di ascoltare, di capirti?
La cosa che ci stupisce è quando una persona ti dice … ma questa canzone l'hai scritta per me? Sai parla proprio della mia vita.
Beh questa affermazione ti fa capire che ti trovi sulla strada giusta, non esiste  cosa più soddisfacente per noi; vuol dire che stai lavorando bene e che arrivi al cuore delle persone.

Quanto è importanti per voi la fase live?

Direi vitale. I Progetto Luna sono animali da palco e solo durante i concerti si possono esprime al meglio.
Il disco rispecchia poco la loro vera anima rock, la discrepanza tra disco e palco è notevole, e sinceramente per noi suonare per il pubblico è pura magia.

Siete giovani e al disco di esordio. Che idea vi siete fatti del business che circonda la musica? Pensate che le nuove tecnologie disponibili siano un bene incondizionato o trovate difetti importanti?

Noi amiamo il futuro e il passato, pensiamo che l'unione delle due cose sia la strada giusta per riuscire ad esprimere quello che vogliamo e sicuramente il nostro sound è il frutto dell'unione di entrambi.

Cosa significa per voi la produzione  di Videoradio?

Beppe Aleo ha creduto in noi e noi gliene siamo molto grati, sicuramente il suo aiuto è stato molto decisivo per tutti noi.
Speriamo che le cose vadano sempre meglio, grazie Beppe!

Cosa offre Torino ad un giovane che decide di realizzarsi attraverso la musica?

Tanta, tanta gavetta. Torino e' molto... come dire... un po' chiusa.

Quali sono le speranze per il futuro immediato di “Progetto Luna”?

Un secondo album, un terzo,un quarto ... eh eh… avere la possibilità di parlare del nostro mondo attraverso la nostra musica per molto tempo!



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